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Come diversificare i propri investimenti in modo semplice: la regola che protegge dai rischi maggiori

📅 22 Agosto 2026✍️ di Beatrice Longoni⏱️ 4 min di lettura

Perché la diversificazione non è solo una parola parolaccia

Mi è capitato di recente di ricevere una mail da un lettore che aveva messo tutti i suoi risparmi in un unico fondo comune d’investimento. Tutto sembrava andare bene finché il gestore non ha avuto problemi di gestione e il valore è crollato. Lui era in panico totale, con la sensazione di aver perso tutto in una notte. La verità è che avrebbe potuto evitare questo dramma con una semplice regola: non mettere tutte le uova nello stesso paniere.

Quando ero studentessa fuori sede, ho imparato questa lezione sulla mia pelle. Non avevo molti soldi, ma quelli pochi che riuscivo a risparmiare li mettevo tutti nel conto risparmio di una banca che ha poi chiuso. Non era la fine del mondo, ovvio, ma quella paura di perdere tutto in una volta mi ha insegnato qualcosa di fondamentale: la diversificazione non è uno stratagemma complicato per ricchi sfondati. È semplicemente intelligente, e può fare la differenza tra dormire tranquillo di notte e svegliarsi nel panico.

La regola 70-20-10 che cambia le carte in tavola

Esiste una regola semplice e pratica che molti finanzieri consigliano ai principianti: il principio della diversificazione per livelli di rischio. Non è una formula magica, ma funziona bene nella realtà perché divide il vostro patrimonio in tre aree ben definite.

Il primo livello è quello sicuro: il 70% dei vostri risparmi deve stare in investimenti a basso rischio. Sto parlando di titoli di stato, obbligazioni, conto deposito vincolato, oppure fondi obbligazionari. Sono strumenti che non vi faranno diventare ricchi da un giorno all’altro, ma neppure vi faranno svegliare con il cuore che batte forte perché il mercato è in rosso. Il mio conto deposito vincolato a tre anni mi frutta poco, lo so, ma so anche che quando l’avrò finito avrò esattamente quello che mi aspettavo.

Il secondo livello è quello moderato: il 20% può andare in azioni, fondi bilanciati o titoli legati a settori specifici che vi interessano. Qui il rischio sale un po’, ma non drammaticamente. Se investite in due o tre fondi diversi, il vostro denaro non è tutto in un’unica cesta. È il settore dove potete permettervi di crescere un poco, di imparare come funzionano i mercati senza correre rischi insostenibili.

Il terzo livello è quello aggressivo: il 10% rimanente potete usarlo per esperimenti. Criptovalute, startup, azioni di aziende piccole, quello che volete. Se va bene, avete fatto un ottimo affare con il 10% del vostro patrimonio. Se va male, la perdita è circoscritta. È la parte dove potete fare i vostri errori di apprendimento senza che questi vi distruggano finanziariamente.

Gli errori che ho visto fare a troppe persone

Dopo anni di letture e di conversazioni con chi investe, ho notato dei pattern che si ripetono. Il primo è il cosiddetto “bias della concentrazione”: sapere che una certa azienda andrà bene e mettere dentro tutti i risparmi per approfittarne. Un lettore mi ha raccontato di aver investito quasi 50mila euro nel titolo di una banca perché era “sicuro al 100%”. Quando il settore bancario ha avuto una correzione, lui ha perso una fortune. Non era il mercato che tradiva le sue aspettative; era lui che non aveva compreso il rischio.

Il secondo errore è dimenticare che Diversificazione (finanza) significa anche diversificare per settore e per geografia. Se tutti i vostri soldi sono in tech, anche se sono in tre aziende diverse di tech, non siete diversificati. Se sono tutti in Italia, rischiate quando l’economia italiana rallenta. La diversificazione vera è quella che copre più fronti contemporaneamente.

Il terzo errore, che vedo molto spesso, è aggiustare il portfolio troppo spesso. Vedete il vostro fondo in ribasso e immediatamente volete venderlo e comprare qualcos’altro. Così trasformate perdite virtuali in perdite reali e, quasi sempre, vi trovate a comprare quando è di moda e a vendere quando tutti vendono. È il contrario di quello che funziona.

Come iniziare senza complicarsi la vita

Se siete ai primi passi, non vi serve grande cosa per partire. Aprite un conto corrente presso una banca che offra servizi di investimento, anche online va benissimo. Decidete quanto potete investire al mese o una tantum, e poi dividerlo secondo la regola 70-20-10 che abbiamo visto.

Per la parte sicura, un conto deposito o un fondo obbligazionario vi bastano. Per la parte moderata, guardate i fondi comuni con gestione attiva o passiva, oppure gli ETF, che hanno commissioni minori. Per la parte aggressiva, fate quello che vi blocca di notte, ma sempre sapendo che è solo il 10%.

Una cosa importante: non pensate che diversificare significa avere cento titoli diversi in portafoglio. Diversificare significa avere posizioni in aree diverse, in modo che se una zona soffre, le altre mantengono stabile il vostro patrimonio. Tre, quattro, cinque posizioni ben pensate bastano per un principiante. Dopo potrete aggiungere, ma non è necessario per iniziare.

La vera protezione dai rischi non viene dal trovare il titolo vincente, ma dal non puntare tutto su di esso. È noioso da dire e ancora più noioso da fare, ma è quello che funziona nel mondo reale. La diversificazione non è la strada per diventare ricchi velocemente; è la strada per non diventare poveri velocemente. E spesso, nel lungo termine, è proprio questo che fa la differenza tra chi arriva tranquillo alla pensione e chi no.

Beatrice Longoni

Beatrice ha imparato l’arte del risparmio da studentessa fuori sede, sperimentando ogni possibile soluzione per tagliare le spese quotidiane. Dopo alcune difficili esperienze con investimenti online, ora scrive con un approccio concreto e diretto per aiutare chi è agli inizi.

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